di Lidia Lavecchia
La ratifica dell’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur subisce una battuta d’arresto significativa. Il recente congelamento della procedura a Bruxelles sposta il dibattito su temi cruciali come la legittimità e la reciprocità degli standard produttivi. Per l’agricoltura della Basilicata, pilastro economico del territorio, si apre una fase di attesa che allontana il rischio di una liberalizzazione immediata dei mercati, evitando l’esposizione delle filiere locali a una concorrenza considerata sleale.
Il voto che ha portato al congelamento ha evidenziato una politica italiana frammentata ma con una convergenza di fondo sulla protezione dell’agricoltura:
- Lega e Movimento 5 Stelle: hanno votato nettamente contro la ratifica. Per la Lega, l’accordo tradisce i produttori italiani a vantaggio dei colossi industriali del Nord Europa. Il M5S ha sottolineato i rischi per la sicurezza alimentare e per l’economia rurale, definendo il trattato attuale pericoloso per consumatori e territori agricoli.
- Partito Democratico: gli eurodeputati del PD si sono astenuti o hanno votato contro i punti chiave, chiedendo una revisione profonda. La loro critica riguarda il “paradosso ambientale”: non si può imporre il rigore del Green Deal agli agricoltori lucani e poi importare prodotti da zone colpite da deforestazione. Il PD chiede vincoli sociali e climatici inderogabili per ogni importazione agricola.
- Fratelli d’Italia e Forza Italia: hanno puntato a mediare, proponendo un rinvio strategico per inserire “clausole specchio” che garantiscano che carne, cereali o altri prodotti importati rispettino gli stessi standard italiani su pesticidi e antibiotici.
Il congelamento tecnico rappresenta una questione di sopravvivenza per i settori più vulnerabili: zootecnia (con l’eccellenza della Podolica), ortofrutta (agrumi, fragole e ortaggi lucani) e cerealicoltura (grano duro). Senza la revisione dei dazi, i produttori del Vulture e delle colline materane si troverebbero a competere con prezzi impossibili da pareggiare, dati i maggiori costi di produzione europei e le garanzie di qualità che caratterizzano i prodotti lucani.
L’Italia si muove in un contesto europeo diviso: la Germania spinge per lo sblocco immediato dell’accordo a vantaggio dell’export di auto e macchinari, mentre Francia, Polonia, Irlanda e Italia guidano la resistenza agricola. Questo fronte chiede ufficialmente di escludere l’agricoltura dal trattato, affinché il cibo non diventi una “moneta di scambio” per altri interessi industriali.
Con il congelamento, l’accordo entra in una fase di revisione legale che potrebbe durare anni. Questo periodo sarà fondamentale per i produttori lucani e per le associazioni di categoria, impegnati a far sentire la propria voce e a tutelare il futuro dell’agricoltura regionale. Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: la terra non si svende, e la Basilicata non ha intenzione di arretrare.

Lidia Lavecchia, Giornalista, Docente di Lettere

