“La Basilicata non ha bisogno del nucleare”. Con queste parole, l’onorevole Arnaldo Lomuti, coordinatore regionale del Movimento 5 Stelle, ha espresso forti perplessità e critiche all’indirizzo della Giunta regionale di centrodestra, guidata dal presidente Vito Bardi (Forza Italia), in seguito alla decisione della Regione di esprimere parere favorevole, lo scorso 30 luglio in Conferenza Unificata, al disegno di legge delega sul nucleare.
Una posizione che pone la Basilicata in netta contrapposizione con regioni come Toscana, Umbria e Sardegna, che invece hanno votato contro, esprimendo un chiaro dissenso verso una prospettiva energetica ancora controversa.
Per Lomuti, l’approvazione avvenuta senza un reale dibattito pubblico o politico rappresenta un precedente grave:
- “È inaccettabile che una scelta così cruciale per il futuro energetico e ambientale del Paese sia stata presa senza alcun confronto con le forze politiche, con la società civile, né tantomeno con i cittadini lucani”, ha affermato il parlamentare, ricordando la forte mobilitazione del 2003 contro l’ipotesi di un deposito di scorie nucleari a Scanzano Jonico.
Le parole di Lomuti mettono in luce una profonda preoccupazione per la sicurezza e la gestione del territorio, considerando i precedenti regionali nella gestione di impianti ad alto rischio ambientale, come la centrale Itrec o le attività petrolifere, segnate da incidenti e problematiche irrisolte.
- “Il territorio lucano ha già pagato un prezzo altissimo in termini di pressione ambientale e rischio industriale. È assurdo anche solo ipotizzare che qui si possa costruire una centrale nucleare o un deposito di scorie”, ha dichiarato con fermezza.
Secondo Lomuti, la strategia del Governo Meloni, sostenuta dalla Giunta Bardi, sarebbe un pericoloso ritorno al passato, mascherato da innovazione:
- “Ci vogliono vendere il nucleare come progresso, ma si tratta di tecnologie vecchie, pensate più per alimentare interessi privati che per costruire un futuro sostenibile”, ha concluso.
La posizione del M5S rilancia dunque il dibattito pubblico sul futuro energetico della Basilicata, sollevando dubbi concreti su trasparenza, sicurezza e sostenibilità delle scelte in corso. In una regione già duramente provata da decenni di impatti ambientali, il timore è che le decisioni prese dall’alto, senza partecipazione, possano compromettere ulteriormente il fragile equilibrio del territorio.

