Oltre 400 associazioni pacifiste e realtà nonviolente sono scese in piazza sabato a Roma per manifestare contro guerra, riarmo, genocidio e autoritarismo. Il corteo, partito da Porta San Paolo e conclusosi nei pressi del Colosseo con un grande flash mob, ha visto la partecipazione di circa 50.000 persone secondo gli organizzatori. A dominare la protesta, la denuncia dei massacri a Gaza e l’opposizione alla politica militare del governo italiano, accusato di complicità con il governo israeliano e di alimentare una pericolosa corsa al riarmo.
Hanno preso parte alla mobilitazione esponenti politici come Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, mentre Elly Schlein era impegnata in Olanda al congresso dei Verdi e Socialisti europei. Durante il corteo, tra striscioni e slogan, sono emerse richieste precise: stop alla cooperazione militare con Israele, fine dei bombardamenti a Gaza e un’inversione di rotta rispetto alle politiche belliciste. Diversi momenti simbolici hanno scandito la manifestazione, tra cui un die-in ai piedi del Colosseo, con decine di persone a terra a simulare i civili uccisi sotto i bombardamenti.
Numerosi gli interventi: Giuseppe Conte ha definito “folle” la corsa al riarmo, sottolineando come le risorse vadano sottratte al welfare; Cecilia Strada ha criticato l’uso della minaccia esterna per giustificare leggi liberticide in Europa; l’attivista iraniana Parisa Nazari ha condannato i bombardamenti su Teheran e l’uso politico del movimento “Donna, vita, libertà”. Forte anche la testimonianza della comunità palestinese, con Omar Suleiman che ha ricordato i 20.000 bambini uccisi a Gaza. Maurizio Acerbo (Rifondazione Comunista) ha esortato il Governo a non aderire al programma di riarmo, per non essere complici del genocidio a Gaza. Critica anche la posizione di Francesca Re David (Cgil) che ha dichiarato: “Contro oligarchi e ingiustizie globali, serve ribellarsi per lavoro, pace e diritti, al fianco di Gaza.”
Non sono mancate le polemiche: in un corteo parallelo sono state bruciate bandiere di Israele, della NATO e dell’Unione Europea. Il Partito Democratico, pur non partecipando ufficialmente, ha visto l’adesione di alcuni suoi esponenti, mentre la linea ufficiale è stata quella di rimanere nei processi europei. Sul fronte ecclesiastico, il cardinale Pietro Parolin ha lodato l’iniziativa come “un bene per fermare la corsa agli armamenti”, in linea con gli appelli del Papa per la riconversione delle spese militari a favore della lotta alla fame.
La giornata si è conclusa con una performance dell’attore Alessandro Bergonzoni e un monologo di Francesca Fornario che ha lanciato un ultimo, potente grido: “Facciamo rumore”. Un messaggio forte e corale contro le guerre e le ingiustizie che attraversano il mondo.



