mercoledì, Gennaio 14, 2026

Tragedia sul lavoro a Tito Scalo: morto Ferdinando Roma, 35 anni. Sindacati uniti nel dolore e nella richiesta di sicurezza

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Cresce l’allarme in Basilicata: è la settima vittima sul lavoro dall’inizio dell’anno. “Fermare questa strage”

È morto all’ospedale San Carlo di Potenza Ferdinando Roma, l’operaio 35enne originario di Pignola, rimasto gravemente ferito lo scorso 9 giugno in un incidente sul lavoro nello stabilimento Patrone & Mongiello di Tito Scalo. Schiacciato da una pressa, aveva riportato traumi gravissimi. Dopo giorni di agonia, il suo cuore ha smesso di battere. Lascia una moglie e due figli piccoli.

La notizia ha scosso l’intera Basilicata e riacceso con forza il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, mentre la Procura di Potenza ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sulla dinamica dell’incidente.

Durissimi i commenti delle sigle sindacali, che si sono strette attorno alla famiglia e hanno denunciato ancora una volta la drammatica condizione della sicurezza nelle aziende lucane.

Vincenzo Esposito (CGIL Potenza) ha parlato di “giornata di dolore” e di una strage silenziosa che continua a mietere vittime:

  • “L’Italia conta tre morti al giorno sul lavoro. La Basilicata ha l’incidenza più alta. È inaccettabile. Serve un nuovo modello d’impresa che metta al centro la salute. Basta subappalti a cascata. Vogliamo un Osservatorio regionale attivo e più ispettori sul campo”.

Giuseppe Palumbo (UGL Potenza) ha espresso “profondo cordoglio” e ribadito la necessità di investire in prevenzione e formazione, a partire dalle scuole:

  • “L’ennesimo incidente inaccettabile dimostra che bisogna rafforzare i controlli e coordinare gli enti preposti. La sicurezza non può essere lasciata al caso”.

Vincenzo Cavallo (CISL Basilicata) ha invocato misure straordinarie per fermare la scia di sangue:

  • “È una vera emergenza nazionale. Serve la partecipazione attiva dei lavoratori alla vita d’impresa per rafforzare la cultura della sicurezza”.

Gerardo Evangelista (FIM CISL) ha sottolineato come la morte di Ferdinando sia una “sconfitta collettiva”:

  • “Aveva scelto di tornare nella sua terra. La sua morte non è solo una tragedia, ma il simbolo di un sistema da ripensare. Non è tollerabile morire di lavoro nel 2025. Serve un cambio di rotta morale e culturale”.

UIL e UILM Basilicata hanno ricordato come Ferdinando Roma sia il settimo lavoratore morto in Basilicata nel 2025:

  • “Non bastano le parole, servono azioni immediate. Chiediamo un Patto regionale per la sicurezza, una campagna concreta che porti all’obiettivo ‘Zero morti sul lavoro’. Serve anche un sistema di sostegno alle famiglie delle vittime.”
  • La morte di Ferdinando Roma segna un’altra pagina nera per il mondo del lavoro lucano. Un giovane padre, tornato nella sua terra d’origine dopo esperienze all’estero, che non tornerà più a casa. Una famiglia distrutta, una comunità in lutto.

Le sigle sindacali, unite nel cordoglio, chiedono ora un segnale forte da istituzioni, imprese e politica. Perché — come hanno ribadito tutti — lavorare non può significare morire.

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